Le parole che seguono sono spunti di un padre come tanti, un semplice momento di riflessione sui problemi delle famiglie e delle bambine; ognuno, se lo desidera, può fare propri questi argomenti come può, al contrario, prenderne le distanze.

Avvicinare una bambina alle Hot Shivers vuol dire quasi sicuramente farne un campione: è difficilissimo che il pattinaggio sincronizzato non le piaccia e la Società farà il possibile, con costanza e caparbietà ma anche con affetto, per portare la vostra bambina al livello delle altre, in grado di competere in Italia e non solo.
Il Precision Skating Milano è una sociètà nata dall'impegno di alcuni genitori per le loro figlie, essi hanno fatto da pionieri in Italia per far affermare questo sport, conoscono i problemi dei genitori e non li hanno dimenticati anche se le loro figlie sono cresciute.
Se siamo abituati a passare del tempo con le nostre figlie, a giocare con loro, a stargli vicino quando svolgono i loro compiti di scuola, è importante che continuiamo a farlo.
Le ore degli allenamenti vanno detratte dal
nostro tempo libero e non da quello che dedichiamo a loro, o potrebbero essere costrette a scegliere.
L'eventuale ingresso in squadra, od il passaggio alla categoria superiore, è sì determinato soprattutto dal livello di preparazione raggiunto, ma anche dal rapporto con le compagne, dalla conoscenza reciproca, dalla fiducia in loro, e lo spogliatoio ha un ruolo importante.
Non si viene promossi per anzianità o per amicizia, la decisione è sempre degli allenatori, solo loro possono e sanno valutare e decidere, nell'interesse della squadra e delle atlete.

Se un'atleta fosse troppo grande per una categoria ma non fosse ancora sufficientemente preparata per la categoria superiore, non potrebbe essere passata e resterebbe fuori squadra fin quando fosse pronta.
Se questo dovesse accadere la bambina sicuramente lo comprenderebbe e continuerebbe a prepararsi per recuperare, ma il problema potrebbe nuovamente proporsi al passaggio successivo.
Una bambina non smetterebbe mai di pattinare, ma se, dopo un giorno o dopo tre anni, dovesse dirvi che non vuole più continuare, prima di risponderle, prendetevi una pausa di riflessione: l'avete forse caricata di troppe aspettative ?
La posizione del
fuori squadra è, anche se più per i genitori che per le bambine, sicuramente fonte di stress, ed assistere agli allenamenti può aiutare a capire quale è il livello richiesto per stare in squadra, e qui a sinistra sono le cadette 2003.

Ha forse iniziato tardi? L'età migliore per avvicinare le bambine a quest'attività agonistica è quella compresa tra i sei ed i sette anni anche se la società accetta, sia pur dopo una prova di un mese, anche bambine di otto anni o, al massimo, di nove-dieci anni, se in presenza di forte motivazione o se sapessero già pattinare.
L'avete forse caricata di responsabilità facendovi vedere a litigare con il partner perché eravate troppo stanchi per portarla agli allenamenti, o volevate uscire con gli amici, od ancora l'avete delusa perché aveva una gara e non siete andati a vederla ?
Una bambina molto piccola si reca al Palazzo del Ghiaccio una volta la settimana, per un'oretta più o meno, non è certo un sacrificio vederla giocare, poi gli impegni aumentano, le ore diventano due o tre, i giorni salgono anch'essi, due o tre alla settimana, poi iniziano le gare e con esse le trasferte.

E' ancora troppo piccola per farla andare da sola, non basta accompagnarla e riprenderla, occorre restarle vicino, vivere i suoi progressi e le sue difficoltà perché può sempre avere bisogno di noi, anche solo per un incoraggiamento.
Ci si fanno nuovi amici, è vero, ma non esiste partita di calcio o finale di miss Italia se è il giorno e l'ora dell'allenamento, ci sia il sole o piova a dirotto, funzioni la metropolitana o sia sciopero generale, è importante essere presenti.
L'assoluta necessità della presenza dei genitori alle gare credo sia fuori di ogni dubbio; anche il cinema statunitense, che di solito brilla in ben altre scene, non ha mai lesinato pellicola sul turbamento dei giovani sportivi per l'assenza del padre o della madre.
Capiteranno i giorni in cui nostra figlia sarà a letto con l'influenza, ma quei giorni non devono sommarsi all'influenza di ciascuno dei genitori, al momento particolare della madre, alla stanchezza del padre.
Piccola o grande che sia nostra figlia si troverebbe ogni volta in difficoltà per recuperare la mancata preparazione della volta prima rispetto alle compagne.
Di fronte al nostro litigio potrebbe pensare che è colpa sua, che sta solo creando problemi, e decidere, per il nostro e non per il suo bene, di non voler più realizzati i propri sogni.

Meglio avremo educato le nostre figlie, più sarà il bene che esse ci vogliono, più non sapranno pretendere da noi, più saranno disposte a rinunciare per noi.
Accertiamoci che sappiano sempre che nessuno le obbliga a continuare, ma che a noi fa piacere accompagnarle.
Anche se può suonare difficile alle nostre coscienze, i problemi economici sono la parte più piccola dell'impegno che ad un genitore è richiesto per seguire un futuro campione.
Prima di deludere le figlie, riflettiamo bene ai sacrifici che tutto questo comporta per noi.
Nessuno obbliga noi, come nessuno obbliga le bambine, ma non nascondiamo il nostro egoismo e la nostra pigrizia dietro un
non ha più voglia di venire, non se la sente senza essere certi di non aver avuto parte in alcun modo a quella decisione.